A gennaio 2026, l’Associazione dei Paesaggi Rurali di Interesse Storico (PRIS) E.T.S. ha istituito il Premio Paesaggi Rurali Storici, iniziativa nata per valorizzare il paesaggio, quale elemento fondamentale del nostro patrimonio culturale dal valore aggiunto non riproducibile e chiave di sviluppo di quei territori rurali caratterizzati da una forte dotazione di risorse paesaggistiche, ambientali, culturali, storiche e produzioni tipiche. La prima edizione del bando ha registrato la partecipazione di 32 progetti, realizzati in 14 diverse regioni italiane: un risultato che testimonia una crescente attenzione per la tutela e valorizzazione dei paesaggi rurali di valore storico e delle pratiche agricole e conoscenze tradizionali a essi intrinsecamente associati oggi soggetti a molteplici minacce.

In considerazione dei punteggi attributi ai singoli progetti dalla Commissione giudicatrice composta da n.5 esperti nominati dal Coordinamento Nazionale dell’Associazione PRIS fra i quali due membri del Coordinamento Nazionale (Dott. Marcello Mari e Dott. Emilio Pesino), un membro del Comitato Scientifico dell’Associazione PRIS (Dott.ssa Francesca Neonato) e due componenti esterni (Dott. Francesco Cancellieri e Dott.ssa Marina Montedoro), è risultato vincitore del Premio il progetto “Rigenerazione paesaggistica e agroambientale degli oliveti monumentali di Torre Guaceto”, dell’Azienda Agricola Columella realizzato nella Riserva Naturale di Torre Guaceto, in provincia di Brindisi. In quest’area, dal 2017 iscritta nel Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali di Interesse Storico, delle Pratiche Agricole e delle Conoscenze Tradizionali del MASAF, l’Azienda ha attuato un progetto dedicato al recupero e alla rigenerazione degli olivi monumentali colpiti dal batterio Xylella, un microrganismo che provoca il disseccamento degli olivi colpiti. Nello specifico, l’Azienda ha attuato un virtuoso intervento di ripristino del paesaggio rurale storico, mettendo a dimora varietà di olivo considerate resistenti alla Xylella ed essenze tipiche della macchia mediterranea, conservando al contempo i tronchi degli olivi monumentali colpiti dal suddetto batterio, anziché abbatterli e procedere alla loro sostituzione. Questi esemplari producono olio di qualità, legato ad un paesaggio unico e forniscono numerosi servizi ecosistemici, quali l’immagazzinamento di carbonio e la creazione di microhabitat favorevoli alla biodiversità. Inoltre, si contraddistinguono per la loro rilevanza storica e colturale, testimonianza della memoria collettiva legata all’agricoltura e al paesaggio rurale locale. Un progetto che afferma, dunque, l’importanza della conservazione degli olivi monumentali, un patrimonio storico fondamentale non solo per l’identità culturale della Puglia, ma anche dell’Italia e dell’area Mediterranea, e per la promozione di un modello di sviluppo rivolto alla tutela piuttosto che all’abbandono o alla trasformazione del paesaggio rurale storico.

Si è posizionato al secondo posto il progetto “Agroforestazione in Risaia” dell’Azienda piemontese “Una Garlanda”, realizzato nel Comune di Rovasenda (VC), nell’area risicola della Baraggia Vercellese. Trattasi di un’area già censita nell’indagine per la costituzione del Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali di Interesse Storico (Catalogo), il cui paesaggio agrario nel corso dei secoli è stato sapientemente plasmato dall’uomo attraverso opere di regimentazione delle acque. In questo contesto, l’Azienda ha sviluppato un innovativo modello di rigenerazione del paesaggio rurale, attraverso un progetto di agroforestazione dove la tipica coltura del riso è associata a più di 15.000 alberi appartenenti a specie autoctone, disposti in filari che si estendono per oltre 80 km all’interno della risaia. La reintroduzione di elementi vegetazionali lineari, oltre a favorire un aumento della biodiversità e dei servizi ecosistemici a essa associati, rappresenta una strategia per la mitigazione dei cambiamenti climatici in agricoltura e, parallelamente, ricostituisce una maggiore complessità paesaggistica del sistema agricolo, riprendendo un sistema di coltivazione promiscua già diffuso in epoca etrusca. L’iniziativa, inoltre, costituisce un raro esempio a livello nazionale ed europeo di agroforestazione applicata a un sistema risicolo e si delinea come un modello virtuoso nel panorama agricolo della Pianura Padana, dove i processi di intensificazione agricola e di semplificazione colturale hanno ridotto la complessità ecologica e paesaggistica.

Infine, è risultato terzo classificato il progetto “Villa Cella: una montagna di storia, amore e cabannine” dell’Azienda Agricola “Vincavacca”, realizzato in un’area compresa nel Parco Naturale Regionale dell’Aveto, nel Comune di Rezzoaglio (GE). In quest’area, anch’essa già censita nell’indagine per la costituzione del Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali di Interesse Storico (Catalogo), una giovane coppia ha scelto di dedicarsi al recupero della pratica dell’allevamento semibrado della razza bovina ligure cabannina da carne, da anni a rischio di estinzione, al fine di reintrodurre una presenza e una pratica tradizionale storica che nel tempo ha contribuito a modellare il paesaggio della Val d’Aveto, oggi segnato per lo più dal fenomeno dell’abbandono. Il nome della razza deriva dalla piana di Cabanne, situata nello stesso Comune di Rezzoaglio; si tratta di una razza rustica capace di produrre sia latte di altissima qualità – dal quale si ricavano diversi prodotti caseari tipici – che carne. Con la sua iniziativa l’Azienda, la quale aderisce anche al Presidio Slow Food “Razza bovina cabannina”, non si limita solo al recupero della pratica tradizionale dell’allevamento semibrado, ma parallelamente integra il ripristino dei prati, dei pascoli e dei pascoli arborati, attraverso tecniche colturali e zootecniche volte ad aumentare il livello di biodiversità e i servizi ecosistemici da essa derivanti. Il progetto, dunque, si distingue per la volontà di recuperare e conservare una razza bovina autoctona e, parallelamente, un paesaggio un tempo caratterizzato da estesi pascoli, oggi in progressiva scomparsa in tutto l’Appennino.

Il Premio si è rivelato un’iniziativa capace di catalizzare progetti provenienti da diverse realtà territoriali a livello nazionale, accomunati dalla volontà di salvaguardare ed esaltare l’agricoltura storica nonché le pratiche agricole tradizionali che nei secoli hanno modellato il paesaggio rurale italiano.
La cerimonia di premiazione dei tre progetti vincitori si terrà a metà novembre in Puglia, ad Ostuni (BR), nel contesto dell’Assemblea annuale dell’Associazione PRIS.
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